Ugo Mursia Editore - «Finché c’è carta e inchiostri c’è speranza»
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«Finché c’è carta e inchiostri c’è speranza»

«Finché c’è carta e inchiostri c’è speranza»: nel libro di Guido Lopez, la testimonianza di uno scrittore ebreo dalle leggi razziali, all’esilio, dall’editoria del dopoguerra alla nascita della pubblicità in Italia.

PRESENTAZIONE A MILANO: 24 GENNAIO ORE 18 – URBAN CENTER – Galleria Vittorio Emanuele II. partecipano: Fabio Lopez, Liliana Picciotto, Gino Cervi.

Guido Lopez è stato molte cose: scrittore, giornalista, organizzatore e promotore culturale, pi-erre prima che nascessero le pubbliche relazioni. Ebreo, nato nel 1924 in una colta famiglia sefardita milanese, Guido Lopez ha vissuto molte vite che si sono intrecciate con i grandi avvenimenti della Storia italiana. Vite che per decenni ha annotato su diari, fogli sparsi, articoli, da cui è nato il libro di memorie «Finché c’è carta e inchiostri c’è speranza» (a cura di Fabio Lopez, prefazione di Gino Cervi. Mursia, pagg, 556 euro 20) in libreria in questi giorni verrà presentato all’Urban Center di  Milano il 24 gennaio alle ore 18.

Il diario, suddiviso in quattro parti, si apre con le storie dell’adolescenza: Guido è figlio di Sisa Tabet e Sabatino Lopez, drammaturgo e critico teatrale, presidente della Siae, amico di Carducci, Pascoli, d’Annunzio, Eleonora Duse e altri grandi dell’inizio del Novecento. Il piccolo Guido respira cultura e vuole studiare, un sogno che si infrange nel settembre del 1938 con le leggi razziali. Per imparare un mestiere si improvvisa apprendista vetraio, ma proprio non è capace. Grazie a Alberto Mattarelli, che corre il rischio di assumere un ebreo, riesce a rimediare un lavoro da «mezze maniche» alla casa editrice Sonzogno. Ci resterà fino al 1942 quando arriva l’ordine dall’alto: licenziare l’ebreo. Le cose precipitano, la famiglia è costretta a scappare. Si dirige verso la Svizzera. Guido annota nei suoi diari i momenti disperati e convulsi di quei giorni, la fuga, l’arresto a Luino, la salvezza.

Nella seconda parte c’è il periodo di esilio in Svizzera nei campi di lavoro e poi a Losanna, dove tra le varie avventure c’è anche quella teatrale: con Lele Luzzati, Fersen e Zeller e altri ebrei italiani mette in scena Re Salomone e la Regina di Saba. È la prima opera di Fersen che poi con Luzzati - scenografo e costumista di quel primo spettacolo - fonderà il Teatro Ebraico. Il 20 luglio 1945 i Lopez rientrano a Milano liberata.

La terza e quarta parte del diario di Lopez sono un affresco strabiliante della vita culturale dell’Italia del dopoguerra che Guido racconta dal un osservatorio privilegiato; l’ufficio stampa della Mondadori. Incontra i grandi e li racconta: le conversazioni a villa Mondadori tra Montale e Hemingway, che tra e varie cose ammette che «William Faulkner è il solo che lo batta. Col whisky», prende un tè a Los Angeles con Thomas Mann, è di casa da Fernanda Pivano, diventa amico tra gi altri di Marino Moretti ( e della sua tartaruga Cunegonda), di Vittorini, di Dino Buzzati, di Alberto Moravia, di Enzo Bettiza che incontra alla redazione di «Epoca Lettere» dove attorno a Piovene si concentra un gruppo di giovani intellettuali che, scrive Lopez «cercava un posto nel mondo».

Nell’ultima parte del diario sulla scena culturale italiana irrompe il mondo della pubblicità e Guido non può mancare: diventa copywriter per l’agenzia JWT. Innesta la sua cultura immensa in un mondo che cerca facili slogan per vendere, si inventa gli eventi ( è sua la prima festa sui navigli per promuovere uno smalto per unghie) e intanto  riflette sui nuovi linguaggi.  Sono anche gli anni in cui comincia a scrivere di Milano (esce con Mursia nel 1965 la prima edizione di Milano in Mano, una guida storica che ha avuto 18 edizioni) e  torna alle sue radici ebraiche interrogandosi su che cosa significhi essere ebreo. Gli risponde l’amico Primo Levi che gli scriverà: «Ti propongo uno slogan. Essere ebrei è difficile, pericoloso, ma stimolante.»

Guido Lopez si è spento a Milano nel 2010. La curatela del diario è di Fabio Lopez.   

Per informazioni: ufficio stampa Mursia – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. tel. 0227727326

nella foto: Guido Lopez con Primo Levi.

 

 

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