Ugo Mursia Editore - 8 NOVEMBRE 1916 NASCEVA UGO MURSIA
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8 NOVEMBRE 1916 NASCEVA UGO MURSIA

8 NOVEMBRE 1916 nasceva a Carini UGO MURSIA, fondatore della casa editrice.
Il bravissimo scrittore Mino Milani lo ha ricordato e raccontato così:

"Siciliano, di Carini (più siciliano di così non si può, credo); cresciuto a Padova (e si può diventare più veneti di così?) Ugo Mursia fu un protagonista dell’editoria italiana, portando in essa l’ardore e la sapienza che convenzione e tradizione attribuiscono a quelle regioni e ai loro caratteri. Tu guarda come certe vecchie formule ogni tanto l’imbroccano.
Ebbe sempre, di siciliano, la cocciutaggine e una certa tetraggine, che lo prendeva all’improvviso, e te lo faceva credere incapace di sorridere o di voler bene a qualcuno: il contrario di quello che era. Di veneto, si conservò una sorta di quieta e bonaria saggezza e una autoironia. Alla fine, non pretendeva dagli altri più di quanto non chiedesse a se stesso. Se ne è andato nel 1982, nella piena maturità, e letteralmente strappato dal lavoro che amava. Credo che siamo in tanti a rimpiangere un tipo di italiano come lui, non è che ce ne siano molti, in giro.
Nella sua bella casa milanese, c’era una scala interna e giù in fondo, contro il muro, una grossa bicicletta nera, di quelle d’una volta; indicandola mi disse: “Ho cominciato con quella, vedi? Sul manubrio avevo sistemato un cestino, lo riempivo di libri e me ne andavo attorno a venderli. Ho cominciato così”. Non ho mai dubitato che già sapesse quanto in realtà stava cominciando: una vita con il libro.
Nato nel 1916, lasciata la Sicilia per Padova, dove il padre era stato trasferito quale questore, Mursia ebbe la giovinezza comune a molti della sua generazione: iscritto al GUF (“gruppo universitario fascista”), collaborò a questa o a quella piccola rivista; ma quando fu il momento, entrò nelle file di “Giustizia e Libertà”. Il dopo guerra (chi l’ha vissuto non dimentica quelle speranza) lo trovò ansioso di ricostruzione. Due lauree, in legge e in scienze politiche, poi al lavoro.
Il momento delle bicicletta e dei libri nel cestino è finito. Mursia ha denaro e coraggio sufficienti per comperare ciò che rimane della Corticelli una casa editrice milanese vecchia e gloriosa (la formula è d’uso convenzionale, forse automatico, qui però male non ci sta), il cui punto di forza era una fortunata collana junior, come si dice oggi, cioè di libri per ragazzi; la mantiene, l’arricchisce, la rilancia: ne farà in pochi anni la più importante d’Italia.
È nel 1955 che crea la “Ugo Mursia Editore”, e lo fa con quelle idee chiare che avrà sempre, come risulta dai suoi cataloghi, ancora oggi sorprendenti per la varietà e insieme per la coerenza. Ha scelto e si ha procurati un pubblico curioso di sapere cose nuove e di ritrovare cose vecchie, opportunamente ripresentate, e che non vuole sentirsi o trovarsi più o meno surrettiziamente schierato: il pubblico, secondo la vecchia formula, libero e liberale. Ecco quindi le collane a grande diffusione, come “Testimonianze tra cronaca e storia”, la “Biblioteca di storia contemporanea”, “I grandi scrittori di ogni paese”, la “Grande universale Mursia”; pubblica le edizioni integrali di Verne e di Salgari, è attentissimo alla collana di libri per ragazzi, che mantiene il nome “Corticelli”. A lui carissima, fonda la “Biblioteca del mare”, novità editoriale assoluta, che propone in varie sezioni, i più diversi argomenti navali, dalle grandi crociere ai portolani, dalla guerra allo sport al modellismo alla tecnica di navigazione, dalla pirateria all’avventura.
In più di mille pagine, ripubblica il celebre e da tempo scomparso, “Vocabolario marino e militare” del Guglielmotti: il quale, non ancora ben ricaduta a terra la polvere della breccia di Porta Pia, ricevette questo biglietto: “Al padre Alberto Guglielmotti/ il generale Nino Bixio/ invia come a maestro un rispettoso saluto/ politica a parte”. Quando glielo citai, Mursia ne fu travolto, e davvero non trovo altra parola.
Dirà, qualche tempo prima dell’addio, inatteso quanto non temuto: “Vedi, ero il più piccolo dei piccoli editori, sono diventato il più grande. Lo stesso è stato con gli editori medi. Ma qui mi fermo. Non voglio essere dei grandi”, e così concludeva, sicuro, probabilmente orgoglioso, senza però spiegare che cosa intendesse per “grandezza”.
Quello che s’era sempre conservato, era lo spirito d’avventura: non a quella del lavoro, e quindi del rischio editoriale, e collegato alla sua attività; all’altra, alla adventura, quella che fa affrontare le “cose che verranno” e che sono quindi ignote. Vorrà vedere di persona se è vero che ci vuole coraggio a doppiare a vela Capo Horn col mare grosso (sì, ce ne vuole); lo stesso farà entrando da solo, a notte, in una casa che doveva essere vuota, ma nella quale c’era uno sconosciuto. Si spingerà fino a inzupparsi d’acqua sotto le fragorose cascate dell’Iguazu. Cose di cui avrebbe poi parlato con la stessa gioia, quasi da ragazzo, che non nascondeva davanti a certe bottiglie di vino rosso spumante, o alle fette, tagliate spesse, di salame dell’Oltrepò.
E’ naturale che il suo eroe, forse il suo modello di vita fosse Conrad; quasi fatale che ne curasse l’edizione completa delle opere, con la collaborazione di Renato Prinzhofer e di Elio Chinol, e personalmente traducendo numerosi di quegli indimenticabili romanzi: e lo faceva a letto, in lunghe notti inevitabilmente insonni. Così finì con il diventare (sul campo, come gli piaceva dire) il nostro probabilmente più grande conradiano. Nel 1983, nel primo anniversario della sua scomparsa, apparvero gli “Scritti conradiani” che egli aveva steso in vari tempi; e la breve presentazione del volume è di sua moglie, Giancarla, sua moglie, preziosa amica e compagna di vita; così come preziosa è Fiorenza, la figlia che dirige oggi la Casa editrice, testardamente libera e testardamente di successo. Di conradiano però Ugo Mursia fece altro: quell’autentico piccolo capolavoro che sono i “Four moments for J.C.”, credo la sua unica prova poetica; non mi permetto di giudicarla, riconoscendomi schierato oltre ogni limite. A tanti libri rinuncerei, non a quello.
Quella di Ugo Mursia, mi ha detto un amico, è davvero una grande storia italiana, una storia di talento e di passione. Sottoscrivo. Senza nessun dubbio."

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